Il campionato del Basso Vicentino Polisportivo
è virtualmente deceduto?
Bella
domanda, che ci siamo posti in molti qui nella bassa, a cavallo tra le province
di Vicenza e Verona. Dai sintomi si direbbe di sì; smembramento in 2
mini-gironi da 8 squadre, modifica del nome a favore dello sponsor, volontà
delle società (che finora si erano gestite/governate ed organizzate in maniera
quasi autonoma), espressa a maggioranza nella consueta riunione di
programmazione inizio campionato, non rispettata.
L’intenzione
di questo editoriale è quella dare voce alla “controparte offesa” e, a quanto
pare, “accanita” (per usare un termine adottato in altro editoriale su sito web
degli amici di Zimella e al quale facciamo riferimento), voce che finora, se
non nelle sedi preposte, è rimasta inespressa e forse fraintesa.
Ribaltiamo
ai sostenitori della scissione la domanda che era stata posta ai promotori del
girone unico: perché questo accanimento nel volere i 2 gironi?
Per
motivi metereologici? Ne dubitiamo, piove o nevica a caso, sia che si giochino
30 o 21 partite. Ma con 21 partite si ha più tempo per recuperare, direte! Non
se ci aggiungiamo la coppa CSI voluta (inventata?!?) dal nostro comitato
vicentino, o triangolari vari in via di definizione. Se si puntasse solo su campionato,
con gli usuali 3 gironi, e fase finale provinciale
con trofeo di maggio, non sarebbe più semplice e lineare?
Forse
perché non tutte le squadre possiedono rose ampie? Dubitiamo anche di questo,
visto che tutte le società che affrontano un campionato dilettantistico e
amatoriale si adoperano per avere almeno una ventina di giocatori in rosa,
visto che, tra infortuni ed impegni familiari, all’appello mancheranno sempre 3
o 4 unità. Il Poiana lo scorso anno ha vinto il campionato con 21 atleti in rosa,
la Favorita gli anni precedenti lo stesso. Chiosiamo dicendo che, per essere
competitivi, forse non è solo di quantità di cui si ha bisogno, ma anche di
qualità delle rose.
Forse
perché ci saranno meno discese di atleti dalla categoria, puntando a vincere il
campionato solo sulla forza e sulla lunghezza dello stesso? Dubitiamo anche di
questo, perché chi decide di scendere di categoria lo fa in funzione di una
diminuzione degli impegni e dell’intensità degli stessi; ricordo altresì che il
passaggio da FIGC a CSI è altamente sponsorizzato dalla CASP, perché, testuali
parole, “il CSI deve essere una valvola di sfogo per chi non trova spazio in
categoria”. E, siamo onesti, tutti hanno in squadra alcuni atleti con un
passato più o meno lungo in FIGC.
Riguardo
al fatto che il CSI abbia pensato solo al bene comune non ci trova d’accordo; la
maggior parte dei filosofi intende il bene comune come “interesse generale” o
“bene dei più”; di conseguenza se i più (non metà), ovvero 10 società su 15
presenti alla riunione, hanno votato per il girone unico, il bene comune era
rappresentato dal girone unico. Se poi l’interesse era avere gironi uguali,
formule uguali, meno gare per gli arbitri etc etc, allora il ns. bel girone è
stato sacrificato alla “ragion di stato”.
Perché
volevamo il girone unico? Per un senso di appartenenza ad un campionato
storico, un campionato che da cenerentola del CSI vicentino è cresciuto, si è
fatto strada, ha ottenuto consensi e partecipazione da parte di nuove squadre e
pubblico. Le società si sono rimboccate le maniche ed organizzate al meglio, si
sono date regole, hanno cresciuto e formato i propri direttivi sociali e
tecnici e i risultati si sono visti anche a livello di prestazioni sul campo;
nel 2008, 2009 e 2010 alle semifinali provinciali aveva avuto accesso solo 1
squadra del BVP (rispettivamente Lonigo ’90, S’Andrea e Poiana), nel 2011 ben 3
(Baroca, S’Andrea e Poiana), con l’aggiunta di una finalista della coppa CSI
(S’Andrea) e di una semifinalista regionale (Poiana), quest’ultima passata
inosservata e mai menzionata in alcun comunicato CSI vicentino. Alla faccia
delle 30 partite di campionato (31 per chi aveva giocato nel girone d’andata
col Malibù), dei turni di coppa CSI e delle partite della fase finale. Quindi,
programmando bene l’anno, si può fare.
E’
per questo che pensiamo si sia cercato solo di uniformare i valori con formule
astruse alla “volèmose bene” e cerchiamo di dare una occasione a tutti, invece
di puntare al miglioramento e una crescita costante, piccoli passi anno dopo
anno. Solo come esempio ricordiamo che Poiana ha chiuso il campionato 2003/2004
all’ultimo posto, al nono posto nel 2007/2008 e lo scorso campionato sappiamo
com’è andata…
Buon
campionato a tutti.
Quant'è
bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol essere lieto, sia: di doman
non v'è certezza…